Continuum di Cynthia Penna

Continuum

 

 

di Cynthia Penna

 

 

Dalle note di Miguel Osuna durante la sua residenza di artista a Napoli:

“Insistiamo nel cercare di riferirci alla continuità come ad un concetto lineare e orizzontale. Credo che l’idea sia più complicata di così.

L’idea che ci siano luoghi continuamente abitati nel nostro mondo per migliaia di anni è per me affascinante. Un luogo in cui le persone si sono risvegliate, hanno mangiato, si sono amate, hanno sofferto e creato ininterrottamente. E tutto questo tempo ha prodotto una catena ininterrotta di relazioni, di cambiamenti di idee, di incontri di opinioni, di osservazioni e di reazioni alla testimonianza o alla visione dei frutti dell’intelletto umano. La comunicazione continua per 2.500 anni. Alcuni episodi qua e là hanno minacciato il processo, ma in qualche modo tutto è continuato.

Attraverso questa residenza, ho il privilegio di inserirmi nella narrativa, e in una narrativa che continua da più di 2000 anni.

Il mio lavoro è cambiato nel corso del tempo. “Dipingere ciò che mi circonda” si interruppe bruscamente qualche tempo fa, e immediatamente, iniziò a fluire un corpo di lavoro astratto che si muoveva da linee strettamente monocromatiche e calligrafia a una serie di opere basate sulla riduzione di pigmenti e “scultura” di superfici a pennello. Ho iniziato a riportare la pittura ad olio nel mio lavoro, dove ora il pigmento stesso, in quanto tale, è un protagonista. “Dipingere ciò che mi circonda” è diventato “Dipingendo l’interno dei miei pensieri”.

 

La continuità della storia di Napoli da colonia greca alla storia attuale viene “registrata” e “riletta” in chiave astratta da un maestro del colore statunitense di adozione ma di origini messicane.

Il gesto, la gestualità fine a se stessa come nella tradizione dell’espressionismo astratto americano sono uno dei tratti marcanti della sua poetica pittorica; ma anche il segno grafico ininterrotto eseguito da una mano che “scivola” sulla tela piuttosto che da una mano che “appone “ su di essa il colore; una “scrittura”  avulsa da qualsiasi contenuto; una grafica eseguita a mano libera come appunto afferma l’artista: “Grafica eseguita a mano. Una mano libera. E come esseri umani, non possiamo circoscrivere la complessità dell’idea e contenerla solo nel contenuto semantico della scrittura”.

Nelle opere di Osuna la scrittura o meglio la calligrafia rappresentano la sua forma pura di estetica: Osuna non scrive per comunicare concetti, sebbene poi il concetto è la base nevralgica del suo lavoro, la vera spinta che ne determina contenuto e forma.

Ad ogni modo la calligrafia rimane per Osuna un approccio estetico all’arte: la penna a sfera, o il bastoncino di legno appuntito seguono un gesto che rappresenta uno stato dell’anima ed al contempo un pensiero; la calligrafia riflette con immediatezza lo stato emozionale dell’artista. Dalla mente attraverso il braccio quello stato emozionale passa direttamente sulla tela e crea la comunicazione diretta con la gente.

La penna non si stacca mai dal foglio, dalla tela o dal supporto perché quella mancanza di interruzione è il vero senso estetico dell’arte di Osuna. E quella stessa mancanza di interruzione nella storia della vita di Napoli si sono fuse in un unico medesimo afflato .

Osuna ha interiorizzato la città in maniera diretta e per lui del tutto “naturale” ed ha saputo esteriorizzare questa incredibile fusione tra continuità gestuale della sua espressione artistica e continuità storica della vita della città.

Napoli è diventata il “naturale” elemento di spinta del suo pensiero e del suo sentire e la sua arte si è fusa in un istintivo afflato con l’espressività della città. Tutto è accaduto in modo naturale e libero.

L’onda magica e irruenta della storia ha travolto la sensibilità del maestro facendolo viaggiare in maniera naturale all’interno del suo stesso percorso artistico fatto di gesto e di colore.

Napoli ha conferito colore, sensualità, passione e morte ad una personalità e ad un’arte che era già pregna di passione, colore, sensualità e morte. E Napoli ha offerto quell’elemento di “sorpresa”, di inaspettato, e di discontinuo nella sua perenne continuità che caratterizza la città, ma che ha fornito l’elemento cardine di tutto il corpus di opere qui prodotte. La sorpresa come elemento di una scoperta; come l’epifania di un momento di vita.

Ma anche la sorpresa come una serie di “fratture”, di interruzioni, di spezzettamenti che rappresentano gli accadimenti anche drammatici che la città ha vissuto, ma che non ne hanno intaccato ma anzi ne hanno arricchito lo spessore storico e la “corposità” di senso. Ecco perché l’idea di una “continuità” figurata come orizzontale e lineare non convince il maestro, ma gli appare più complessa; alti, bassi, cadute e risalite, torsioni, circonvoluzioni: questo il corso di una storia e questo il corso della storia di Napoli e della sua rappresentazione pittorica da parte dell’artista.

Le opere su velluto nero con tracce marcate da spatola infusa in pigmento oro sono il segno di un accadimento quale ad esempio l’esplosione del Vesuvio del 79 a.c., che, pur interrompendo il corso della storia locale nel dolore e nella paura, non ne ha comunque interrotto il flusso storico e vitale: tutto è ricominciato ed anzi è continuato nella rinascita e nella caparbietà di una rinascita.

La successione delle calligrafie su supporto di mylar che partono da un centro e si diramano verso l’esterno o viceversa dall’esterno convergono verso un nucleo centrale, oltre che ad essere ispirati dai panni stesi ad asciugare al sole che tanto rappresentano la sensualità e la passione della città, vengono dal fondo della personalità artistica di Osuna che li esegue in uno stato quasi di trance ipnotica seguendo suoi pensieri segreti e il suo pensare prolifico.

Nelle opere pittoriche in cui apparentemente è assente la calligrafia, possiamo invece affermare che questa si manifesta attraverso il colore e attraverso una gestualità della mano e del polso repentina e immediata che traccia sulla tela una specie di moto ondivago e che induce il nostro occhio in un terribile e temibile errore percettivo tra il bidimensionale e il tridimensionale. Le onde di puro colore che si susseguono sulla tela sono una ulteriore forma di calligrafia : la calligrafia dell’inconscio e la calligrafia dell’illegibile, dell’ignoto, del mistero e dell’ambiguo. Ma Napoli è tutto questo e Osuna ha interpretato la città in maniera perfetta, mirabile, diretta, senza leziosità e senza paure.

Un rapporto tra l’artista e la città fatto di divertimento, di stima, di accettazione, di passione, di critica e di curiosità.

Una continuità del sentire in una città che pulsa da migliaia di anni : questo il senso del rapporto di Osuna con la città e questo il senso del suo lavoro di oggi: inserirsi in quel flusso magico di energia e di storia che da secoli contraddistingue la città stessa; lasciarsi trasportare da questo flusso ininterrotto ed anzi seguirlo con la propria gestualità rendendolo visibile, concreto, afferrabile, reale.

Gli siamo grati per questo sguardo critico, per questo senso della storia espresso senza dolore e senza paura, espresso a volte anche con un accento di irriverente presa in giro come di chi strizza l’occhio alla città mostrando di …aver capito tutto.