Introduzione

 

 

di Enrico Guglielmo – Soprintendente per i Beni Architettonici ed il Paesaggio e per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnosntropologico di Napoli e Provincia

 

 

Nel prendere visione del progetto della mostra attraverso un primo coloratissimo disegno realizzato da Soulè e Toparovsky, non abbiamo avuto esitazioni ad accettare la proposta e ad immaginarne la presentazione al pubblico nella Chiesa dell’Incoronata, sicuri dello stimolante ed attraente risultato.
Le opere sono apparse subito interessanti, come singolare e nuova è sembrata la metodologia di lavoro, basata sulla riflessione comune e sullo sviluppo parallelo del progetto, fino alla composizione finale che, dopo un anno e più, è stata portata a termine.
La Chiesa di Santa Maria Incoronata, restaurata e riaperta al pubblico in tempi abbastanza recenti, ha ospitato finora iniziative di varia natura: concerti, conferenze e mostre. Il meraviglioso monumento trecentesco, interpretato con ispirata sensibilità, si trasforma in uno spazio di grande fascino e – soprattutto quando accoglie espressioni artistiche contemporanee – stupisce per la capacità di colloquio che riesce intimamente ad instaurare con linguaggi espressivi tanto diversi, sfidando ogni volta la creatività degli artisti e la capacità di presentare le opere nella maniera più indovinata.
L’attività dì promozione che da alcuni anni fa Soprintendenza va sviluppando anche per i beni storici e artistici, ed in particolare per l’arte moderna e contemporanea, sta dando i suoi frutti, e, nel caso della mostra “Qui del dicibile” piace sottolineare con legittima soddisfazione che Napoli presenta per la prima volta il lavoro di due artisti noti nel panorama internazionale, che in città non si sono sentiti stranieri, ma che, al contrario, della città hanno saputo leggere e interpretare il tratto peculiare dì grande ispiratrice di storie: temi comuni a tutta l’umanità e storie contingenti, come quelle create per la mostra e per Napoli, che di questo evento è la vera protagonista.
La Soprintendenza è sempre particolarmente attenta a verificare la compatibilità delle installazioni che vengono proposte nei contesti monumentali: allestimenti di mostre, percorsi, rapporti con le superficie in particolare se decorate, e, in generale, qualsiasi elemento estraneo che intende instaurare un rapporto con un’architettura storica. Nel caso di questa mostra, le costruzioni scenografi che e spaziali adottate da Soulè eToparovsky per presentare i loro lavori sono apparse condivisibili e, nel tempo stesso, intriganti: soluzioni originali che, senza alterare l’equilibrio dei volumi architettonici, lì modificano illusoriamente, ne suggeriscono una particolare lettura valorizzando lo slancio ascensio­nale dell’elegante struttura tardo-medioevale – tra le più significative testimonianze di quel periodo presenti a Napoli – ed esaltano la suggestione ed i complessi significati che le opere esprimono.