Le roventi linee di Todd Williamson

 

 

di Marco Di Mauro

 

 

Paul Klee ci ha insegnato che la pittura non rappresenta il visibile, ma rende visibile ciò che l’occhio non è in grado di cogliere. Todd Williamson accoglie l’insegnamento del tedesco, traducendo la pura emotività in vibranti accensioni cromatiche che, bruscamente, irrompono sul fondo monocromo, fanno pulsare la materia e vivificano lo spazio fisico della tela.
Inoltriamoci nell’opera di Todd attraverso le dense pennellate di Good Night, Good Night. Il fascio di linee orizzontali che segnano la superficie, se da un lato evoca il paesaggio piano e monotono dell’Alabama, da un altro suggerisce il senso di una narrazione, un percorso interiore che si snoda tra le righe di un diario astratto. Come la scrittura automatica dei surrealisti, così le roventi linee di Todd esprimono il dettato del pensiero anteposto ai geometrismi della ragione, che però non è esclusa dalla creazione artistica, anzi presiede all’equilibrio della composizione e all’armonica disposizione dei segni. Il ruolo della ragione è assimilabile a quello di Mercurio nella Primavera del Botticelli: escluso dal recinto dell’amore, rimane comunque una presenza indispensabile quale contrappunto a Zefiro e Flora. Un’ulteriore consonanza tra Todd e il Botticelli si può individuare in quel sentimento neoplatonico che induce, seppure in modi diversi, alla rappresentazione dello spirito ormai affrancato dal peso della corporeità.
A un’analisi ravvicinata, l’opera di Williamson suggerisce ulteriori rimandi, echi e consonanze: nelle linee di fuoco che emergono dalla superficie, come rivoli di magma incandescente, sembra di cogliere una realtà parallela, fatta di pulsioni e di slanci che l’artista, come ogni uomo, coltiva dentro di sé. Esiste un nesso profondo, dunque, che lega le composizioni astratte di Todd Williamson all’inesorabile conflitto tra l’essere e l’apparire, le complesse trame dell’interiorità e le forme codificate del linguaggio in cui si manifesta.
In questa pittura intensamente lirica, delicata nelle sfumature e preziosa nei cromatismi, coesistono due opposte tensioni: una forza centrifuga, che spinge il substrato ad emergere e a proiettarsi all’esterno; e una forza centripeta, che spinge l’occhio del fruitore a varcare la pellicola pittorica per andare oltre, per sondare l’inconscio che trapela attraverso quelle linee di fuoco.